Signore e Signori:
C'è, esiste, è vero ed è tra noi.
Disceso dalla luna o da qualche altro astro celeste è lui, tutti noi abbiamo uno zio.
Il suo nome per motivi di sicurezza deve rimanere celato dietro al velo degli Sconosciuto fino a quando, famiglie Misagnesi permettendo, sarà dato il consenso alla pubblicazione di esso.
Vi basti sapere che lo potete chiamare:
DON CALAVITAo se preferiteZioColto, simpatico, dolce come un dolce diggiù e rugbysta(caratteristica che proprio non potete non notare parlandoci) si presenta a 2 nipoti reietti( Marco e Otti) in un tardo pomeriggio fine settembrino nel luogo che tanto ha segnato le vite della nostra famiglia, Valverde. Sconquassato da cotanta presenza, Elvis(il barista del locale), concede l'onore-onere della spina della bionda birra locale al Pugliese avventore. I due nipoti reietti, nel loro respiro sincopato, incontrano lo sguardo che in un secondo familiarizza con loro con un ampio sorriso. L'amata zia scappa, al telefono con una non ben definita amica(???), con la paura di dover incontrare il suo principe che di azzurro ha solo uno strato del suo arcobaleno.
Ed ora ci si trova a cena, passatelli e piadina, e lui...
Siamo in uno stato di estasi che comprime il nostro stomaco, è veramente ciò che il nostro immaginario voleva sognare per la zia,
poche parole servono ancora.
Grazie Calavita, ora vai a trapanare quel muro di Berlino della zia, io torno a bere.
Allego report fotografico

